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Marijuana, Parkinson e CBD: cosa dice la scienza

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Studi e ricerche su Marijuana e Parkinson

Marijuana e Parkinson, un accostamento che può sembrare strano e inopportuno ma che invece si sta facendo sempre più spazio in ambito terapeutico soprattutto per quanto riguarda l’impiego del CBD (cannabidiolo). Questa sostanza non presenta effetti psicoattivi a differenza del THC, piuttosto favorisce il rilassamento, migliorando il riposo notturno, contrasta stati di ansia e infiammatori ed ha anche un buon effetto analgesico, ossia diminuisce il dolore.

Proprio in virtù di queste e di altre caratteristiche, il cannabidiolo ha l’opportunità di trovare largo impiego nel trattamento dei sintomi derivanti dal Parkinson, una delle malattie neurodegenerative purtroppo più diffuse dopo l’Alzheimer e per la quale al momento non esiste una cura vera e propria. Gli unici interventi che si possono fare sono relativi all’attenuazione della sintomatologia più evidente. Tramite infatti una terapia adeguata si può migliorare la qualità di vita dei pazienti, aspetto da non sottovalutare.

In questo articolo abbiamo raccolto alcuni studi scientifici sull’argomento. Tuttavia lo scopo non è quello di dare consigli sull’automedicazione, né di fare divulgazione scientifica, prima di iniziare un qualsiasi percorso terapeutico, con la cannabis o meno, ti consigliamo di:

  • Rivolgerti al tuo medico curante;
  • Reperire maggiori informazioni presso fonti autorevoli (studi scientifici e enti di ricerca).

La ricerca scientifica da diversi anni ha condotto svariate sperimentazioni sui benefici che il CBD può dare a chi è affetto dal Parkinson. La cannabis terapeutica potrebbe quindi rappresentare una valida alternativa ai medicinali tradizionali o essere complementare agli stessi. Nell’articolo di oggi parleremo proprio della relazione tra Marijuana e Parkinson e degli studi effettuati fino ad ora sull’impiego del cannabidiolo nel trattamento della malattia.

Il cannabidiolo: che cos’è e quali sono le sue proprietà

cbd marijuana e parkinson
Il cannabidiolo (CBD)

Il CBD è un metabolita prodotto e sintetizzato dalle piante di cannabis. A differenza del THC, non è soggetto a ossidazione, non causa assuefazione e neanche casi di dipendenza, non è una sostanza psicotropa, quindi non fa “sballare”, e cosa più importante è quasi priva di effetti collaterali avversi o per meglio dire, la percentuale che possano verificarsi è bassissima e di poco conto.

Va detto che il cannabidiolo, nel momento in cui viene assunto, entra in comunicazione con i recettori CB1 e CB2, andando così ad agire a livello del nostro sistema nervoso centrale, immunitario e digestivo. Ciò amplifica le sue proprietà e i suoi benefici. I recettori CB1 e CB2 si trovano nel sistema endocannabinoide, un sistema biologico che svolge svariate funzioni. Nel momento in cui si legano a un cannabinoide, questi recettori trasmettono alla cellula un segnale, innescando determinate reazioni come il rilassamento dei nervi e un abbassamento dell’ansia.

Le proprietà principali e gli effetti positivi che il CBD può generare sull’organismo, sono svariate, tra cui:

  • Proprietà antiepilettiche e anticonvulsivanti: il cannabidiolo riduce le convulsioni e aiuta a tenerle sotto controllo.
  • Proprietà antidiabetiche: il CBD, se assunto in dosi corrette, può diminuire i livelli di zucchero nel sangue.
  • Proprietà antispasmodiche: il cannabidiolo può essere impiegato come miorilassante, ossia come una sostanza in grado di favorire il rilassamento dei muscoli e di alleviare gli spasmi muscolari, presenti in malattie come la sclerosi multipla.
  • Proprietà antinfiammatorie: il cannabidiolo può attenuare le infiammazioni reumatiche e l’artrite e anche quelle a livello cutaneo come psoriasi e acne.
  • Proprietà antidolorifiche: il CBD aiuta a combattere emicranie, mal di testa e altri tipi di dolori, migliorando la condizione psicofisica delle persone.

In aggiunta a quanto detto, ribadiamo che il cannabidiolo si è rivelato un alleato per offrire all’organismo il giusto supporto nel contrastare e risolvere stati di ansia, depressione, nausea e per rendere migliore il riposo notturno. Da quanto esposto è facile capire che il CBD può essere un aiuto prezioso a tutti i malati di Parkinson che spesso non trovano sollievo alle problematiche della patologia.

Detto questo, va ricordato che il CBD, come ogni altro farmaco o fitocomplesso, non è una sostanza miracolosa, può generare effetti collaterali e va assunto solo sotto controllo medico.

Il Parkinson: cos’è

parkinson sistema nervoso
Parkinson e sistema nervoso

Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa che interessa prima di tutto la sfera motoria e in secondo luogo quella intellettiva. Purtroppo è una patologia che progredisce nel tempo e per la quale non esiste una cura. Si può solo rallentare il suo sviluppo e tenere sotto controllo i sintomi.

La malattia non ha cause note, ma può avere una componente genetica. È emerso infatti che in media il 15% dei pazienti ha un parente di primo grado con la medesima patologia. Tuttavia possono anche esserci cause ambientali legate alla sua manifestazione, correlate all’esposizione ai pesticidi, oppure fattori interni come lesioni a livello celebrale.

Tradotto in termini semplici, potremmo dire che il morbo di Parkinson agisce nella zona del cervello denominata substantia nigra, nella quale i neuroni producono dopamina. Quest’ultima è un neurotrasmettitore “responsabile del movimento”. Inoltre tiene sotto controllo il sonno, le facoltà cognitive e la capacità di attenzione. Nel momento in cui il Parkinson si sviluppa, la dopamina non viene più prodotta o viene rilasciata in quantità ridotta con la conseguenza che la persona non è più in grado di controllare i movimenti del proprio corpo.

Tra i sintomi principali del morbo di Parkinson, vengono spesso riportati:

  • Tremori
  • Difficoltà nel compiere i movimenti
  • Rigidità muscolare
  • Difficoltà nel parlare e nello scrivere
  • Difficoltà a dormire
  • Scatti d’ira
  • Ansia

Studi su cannabis e Parkinson

ricerca scientifica marijuana parkinson
Ricerca scientifica su marijuana e Parkinson

Sono stati condotti svariati studi su Marijuana e Parkinson, ricerche incentrate soprattutto sulla reale efficacia dell’impiego di prodotti a base di CBD per attenuare i sintomi più debilitanti della patologia neurodegenerativa.

Uno studio brasiliano del 2014 pubblicato su PubMed[i] ha dimostrato come l’assunzione quotidiana e regolare di CBD possa avere un possibile effetto nel migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti dal morbo di Parkinson senza comorbidità psichiatriche. La ricerca ha preso in esame un gruppo di 21 persone, tuttavia, come riportato nelle conclusioni del medesimo studio “prima di poter trarre conclusioni definitive, sono necessari studi con campioni più ampi e obiettivi specifici.”

Un’altra ricerca, sempre risalente al 2014 inserita su PubMed[ii], ha mostrato un miglioramento interessante nei pazienti colpiti dal morbo di Parkinson per quanto concerne il tremore, i movimenti, la qualità del sonno e il dolore. Lo studio è stato effettuato su 22 ammalati di Parkinson, ai quali è stata fatta fumare Marijuana. Anche in questo caso gli studiosi affermano la necessità di studi più ampi e controllati per verificare i risultati.

Nel 2004, un’altra sperimentazione [iii] si è concentrata nel valutare gli effetti della cannabis su pazienti parkinsoniani colpiti da discinesie: movimenti involontari diversi dai classici tremori. I pazienti, in tutto 19, sono stati divisi in due gruppi. Uno è stato trattato con cannabis e poi con il placebo e l’altro prima con il placebo e poi con la cannabis. I risultati in questo caso hanno solo evidenziato una buona tolleranza dei pazienti alla marijuana assunta per via orale ma a livello dei movimenti involontari non si è notato alcun miglioramento oggettivo o soggettivo.

In base a quanto riportato, i risultati di questi studi sono senza alcun dubbio incoraggianti ma occorrono ulteriori approfondimenti per avere delle prove incontrovertibili sull’efficacia del cannabinoide nel trattamento della malattia.

* Ti ricordiamo che le informazioni riportate in questo articolo hanno un fine illustrativo, sono tratte da fonti esterne e non costituiscono in alcun modo un consiglio medico. Quindi prima di utilizzare prodotti a base di THC o CBD ti consigliamo di rivolgerti a un professionista.

Ti invitiamo a non consumare prodotti alla cannabis fuori dalla legalità: può essere molto pericoloso per la tua salute, provocare effetti collaterali non prevedibili e portarti seri problemi con la legge.

Fonti:

[i] Effects of cannabidiol in the treatment of patients with Parkinson’s disease: An exploratory double-blind trial
Marcos Hortes N Chagas, Antonio W Zuardi, Vitor Tumas, Márcio Alexandre Pena-Pereira, Emmanuelle T Sobreira, Mateus M Bergamaschi, Antonio Carlos dos Santos, Antonio Lucio Teixeira, Jaime EC Hallak, José Alexandre S Crippa
First Published September 18, 2014 https://doi.org/10.1177/0269881114550355

[ii] Clin Neuropharmacol. Mar-Apr 2014;37(2):41-4. doi: 10.1097/WNF.0000000000000016.
Cannabis (medical marijuana) treatment for motor and non-motor symptoms of Parkinson disease: an open-label observational study
Itay Lotan 1, Therese A Treves, Yaniv Roditi, Ruth Djaldetti
PMID: 24614667 DOI: 10.1097/WNF.0000000000000016

[iii] Neurology. 2004 Oct 12;63(7):1245-50. doi: 10.1212/01.wnl.0000140288.48796.8e.
Cannabis for dyskinesia in Parkinson disease: a randomized double-blind crossover study
C B Carroll 1, P G Bain, L Teare, X Liu, C Joint, C Wroath, S G Parkin, P Fox, D Wright, J Hobart, J P Zajicek
PMID: 15477546 DOI: 10.1212/01.wnl.0000140288.48796.8e

https://www.sanraffaele.it/comunicazione/SRpedia/12137/malattia-di-parkinson-e-uso-terapeutico-della-marijuana

http://www.parkinsonitalia.it/discinesie/

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